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Io appartengo
a Gesù
Ricardo Kaká è sicuro di essere stato graziato da Dio quando,
nell’ottobre del 2000, ebbe un incidente che avrebbe potuto paralizzarlo,
batte infatti la testa sul fondo di una piscina e si rompe una vertebra
del collo. Da allora, ogni volta che segna una rete, mentre la gente lo
acclama e i compagni gli si buttano addosso, si ricorda di quel momento
e alza gli occhi al cielo.
Sulla porta della sua stanza a San Paolo c’era scritto «Un
bambino felice ha Gesù nel cuore».
La sua segreteria telefonica dice: «Sono Kaká. Al momento
non posso rispondere. Grazie. Dio ti benedica. Ciao». Timido, riservato,
fedele al Signore: è il tipico bravo ragazzo, quello che arrossisce
davanti a un complimento, quello che preferisce starsene in disparte perché
la vetrina della mondanità non gli calza per nulla e non fa parte
del suo mondo. Si sente un pesce fuori d’acqua nella Milano delle
feste, dove invece gli altri calciatori si trovano in modo perfetto; ammette
che il suo look è da rivedere rispetto a quello dei vari Totti,
Nesta, Maldini, Vieri, sempre vestiti all’ultimo grido. Perfino
sul pullman dei festeggiamenti per la coppa dei campioni, appena conquistata,
era l’unico che brindava con una bottiglietta di acqua. Ha al polso
un braccialetto di metallo con scritto «Jesus» e un paio di
scarpe con la scritta «Dio è fedele».
Tutto fatto in modo che le riprese televisive, che vanno in tutto il mondo,
possano bloccare e imprimere nella mente dei telespettatori il grande
amore di Dio e la sua fedeltà. Legge la Bibbia quotidianamente.
Da buon credente conosce le buone maniere e sa leggere nel cuore, ha una
grande sensibilità verso tutti i compagni, in particolar modo per
Rui Costa, l’uomo che lui stesso ha scavalcato nella squadra del
Milan. Afferma a tutti e in qualsiasi occasione che la sua priorità
è Gesù, e di aver ricevuto da Lui un dono meraviglioso,
la gioia, la pace, la salvezza, la certezza della vita eterna»,
queste sono parole che possono scaturire solo da un cuore che ha posto
la propria fiducia nelle promesse bibliche del Salvatore, infatti, sta
scritto: «Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione
di realtà che non si vedono» (Ebrei 11:1), cioè, la
certezza del paradiso.
Qualcuno ha scritto: «La gioia del Milan ha il sorriso e il candore
di Kakà». Di lui Berlusconi dice: «Uno al quale gli
occhi sprizzano bollicine di intelligenza». Ancelotti riferendosi
a lui afferma: «Kakà è stata la grande sorpresa, non
lo conoscevo neanche io». Rino Gattuso così si è espresso:
«questo è un fenomeno!». Come già detto Kakà
rappresenta quanto di più pulito c’è nel calcio di
oggi... e anche per questo è stato scelto come testimonial della
multinazionale Adidas e come volto della campagna pubblicitaria di Armani.
«è un calciatore che assume perfettamente il mio ideale di
campione - afferma Armani - per le sue qualità sia fisiche che
morali». In effetti, questo ideale di campione e non solo quello
di Armani ma di tutti, soprattutto dei giovani che si avvicinano al calcio!!!
E’ un ragazzo di grande intelligenza, che nonostante la giovane
età e il successo non si è montato la testa e sa sempre
comportarsi nel modo più giusto. Sempre corretto in campo, non
è mai protagonista di gesti violenti come spesso, purtroppo, si
vedono sui campi di calcio. Impegnato nel sociale, Kaka’ devolve
parte del suo stipendio per aiutare chi è meno fortunato di lui...
È uno dei pochi personaggi pubblici che si possano usare come esempio
per i nostri figli i quali, purtroppo, sono bombardati da esempi negativi
che li conducono lontani da Dio. Finalmente un giovane che potrebbe avere
tutto, ma soprattutto che ha raggiunto già tutto, cosa fa? Snobba
il successo per cercare ogni giorno la comunione col suo creatore. E’
raro sentire fuori dall’ambito delle chiese la parola: figlio di
Dio! Il mondo, volontariamente da tempo si è incamminato nella
strada larga che porta alla perdizione. Nella finale di Atene l’uomo
più importante, che ha portato avanti la squadra nella competizione
più importante a suon di assist e di gol. 10 gol in Champions League,
che lo rendono capocannoniere della competizione, e un assist fondamentale
nella finale, ne fanno il principale candidato a vincere il prestigioso
trofeo assegnato da France Football, insomma l’uomo che ha condotto
la sua squadra agli onori più alti del calcio europeo, ha affermato
pubblicamente e senza vergogna la sua fede nell’Iddio altissimo.
E noi facciamo lo stesso? Siamo nel nostro piccolo mondo lavorativo un
esempio? Si potrebbe affermare di noi le stesse cose di questo ragazzo
che prima del matrimonio ha voluto, con qualche sorrisino ironico da parte
dei compagni, dare un esempio di coerenza cristiana convolando a nozze
senza convivere. Il nostro non vuole essere un innalzamento dell’uomo
Kakà, perché questo non sarebbe giusto. Il fine è
dimostrare che se lui che ha tante tentazioni e potrebbe avere il mondo
ai suoi piedi, ci rinuncia vivendo una vita cristiana coerente, quanto
più noi dovremmo, nel nostro normalissimo quotidiano, evitare i
compromessi e guardare solo a Gesù ed ai suoi insegnamenti. Forse
non ci toglieremo la maglietta mostrandone un’altra sotto. Ma sarebbe
bello se tutti quelli che ci conoscono possano affermare di noi le stesse
cose che affermano i giornalisti di Questo ragazzo. E idealmente sarebbe
bello se tutti attraverso il nostro operato potessero affermare: «quel
uomo appartiene a Gesù».
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